I costi dei tassi sottozero sostenuti presso la Bce sono ripagati con rialzi dei canoni e con spese sulle singole operazioni

Banche alle grandi manovre. Fineco è solo uno degli ultimi istituti che – suscitando un certo clamore – nelle scorse settimane ha annunciato un aggravio dal prossimo mese di febbraio delle spese di tenuta conto, abbandonando una pluriennale politica di offerta di conti correnti a costo zero per i clienti. A novembre era stata la volta di CheBanca! che ha aumentato di 12 euro il canone annuo dei c/c, anche sul Conto Digital che finora era offerto gratuitamente. Due repricing che arrivano in coda a una serie di rincari che altre banche hanno varato negli ultimi mesi adducendo “giustificati motivi”, più o meno “giustificabili”.

Tassi negativi per tutti
Tra aumenti dei canoni annui e delle spese previste per singole operazioni, le banche hanno di fatto ribaltato sui clienti i costi finanziari sostenuti per il fenomeno dei tassi negativi che devono riconoscere per le somme depositate presso la Banca Centrale Europea e per coprire le quote di adesione ai sistemi di garanzia dei depositi (Fondo di tutela dei depositi fino a 100 mila euro – Fitd). In pratica, nel scongiurare l’applicazione dei tassi negativi sui conti correnti dei clienti (sulla scia dell’annuncio dell’amministratore delegato di UniCredit – Jean Pierre Mustier – che nell’ottobre scorso ha preannunciato questo scenario ai clienti facoltosi del proprio istituto di credito) i vertici di molte banche italiane già li facevano gravare sui clienti aumentando le spese di tenuta conto, anche differenziando il costo sulla base della liquidità presente sul c/c.

L’apripista
Intesa Sanpaolo ha fatto un po’ da apriprista nel 2017 con una modifica unilaterale che ha interessato una parte dei conti, con aumenti dei canoni annui la cui entità è derminata dalla giacenza (fino a 120 euro annui oltre i 40mila euro sul conto) e dall’anno di accensione del conto corrente, proprio per tenere conto della discesa del Deposit Facility Rate (Dfr), uno tra i principali tassi di riferimento della Bce. In quell’occasione Intesa introdusse anche un canone di 10 euro annui al conto Zerotondo che non viene quindi più offerto gratuitamente.

Da allora una dopo l’altra quasi tutte le banche italiane hanno ritoccato le condizioni economiche dei conti correnti aumentando i costi a carico dei clienti “motivati” in primis dallo scenario dei tassi negativi. Un allineamento che evidenzia un effetto emulazione, senza voler insinuare la costituzione di un cartello interbancario per limitare la concorrenza.

Dal primo all’ultimo
Da febbraio anche Fineco introdurrà un costo di gestione del conto corrente pari a 3,95 euro al mese, azzerabile con un sistema di bonus legato a una serie di operazioni volte a indurre il cliente a ridurre la liquidità sul conto. Una manovra dettata anche in questo caso dallo scenario di mercato e regolamentare. Per Fineco il ben noto fenomeno dei tassi a zero (o negativi) non consente più di sostenere una gestione efficiente della liquidità raccolta dai clienti. In più, come è possibile riscontrare nelle modifiche unilaterali dei conti inviate di recente anche da altre banche (da UniCredit a Ubi Banca) la normativa europea sui sistemi di garanzia dei depositi (Dgsd), impone agli istituti esborsi crescenti al fine di assicurare al Fitd la pronta disponibilità delle risorse finanziarie necessarie a rimborsare le somme depositate dai clienti presso gli istituti di credito, in caso di dissesto di questi ultimi.

Per risollevare i margini sempre più compressi e per cercare di ripristinare l’equilibrio tra il costo del servizio offerto e le condizioni economiche applicate ai conti correnti, nell’era dei tassi sottozero, le banche italiane – nel silenzio di Banca d’Italia – hanno deciso di seguire la via di innalzare le spese di tenuta conto e delle singole operazioni per ribaltare i tassi negativi sui clienti.

Mustier va avanti
Intanto senza nascondersi UniCredit procede nell’attuare quanto annunciato nei mesi scorsi da Mustier, con l’applicazione dei tassi negativi per i clienti più facoltosi. «Per i nostri clienti con più di un milione di euro di deposito in conto, che rappresentano meno dello 0,1% della nostra base clienti – replicano da UniCredit – offriremo investimenti in fondi monetari, con obiettivi di rendimento positivi, senza commissioni. Per quanto riguarda il saldo del deposito che decidono di lasciare sul conto, per la parte eccedente il milione di euro, verranno discusse con i clienti misure ad hoc che tengano conto dei cambiamenti straordinari occorsi nel contesto macroeconomico». In tale direzione secondo quanto risulta a Plus24 la banca sta già contattando i clienti interessati, perlopiù imprese, per indurli a spostare la liquidità su soluzioni alternative ai depositi. Un’azione che anche i private banker stanno portando avanti con le persone fisiche, anche perché per abbassare i tassi sottozero non è sufficiente comunicare al cliente la modifica unilaterale del contratto in essere, ma va fatto firmare un nuovo contratto. Dalle parole ai fatti.

Fonte: Il Sole 24 Ore Casa di Gianfranco Ursino

09/12/2019