Con il D.M. 2/3/2018 (Gazzetta ufficiale 07/04/2018 n. 81) è stato reso noto il glossario contenente “l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività’ edilizia libera, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222”.

Il Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) è il riferimento normativo che stabilisce il regime giuridico a cui è sottoposta un’opera edilizia. Tra le norme che hanno apportato modifiche al Testo Unico, assume notevole rilevanza il Dlgs 222/2016 (c.d. Decreto Scia 2) che ha ridotto a cinque le procedure edilizie: edilizia libera, permesso di costruire, Scia, Cila e Scia alternativa al permesso di costruire.
Il glossario contenuto nel D.M. 2/3/2018 ha quindi esplicitato i singoli interventi facenti parte delle macrocategorie individuate dal Decreto Scia 2, con la finalità di eliminare i dubbi su quali lavori possono essere realizzati in regime di edilizia libera; dubbi, però non fugati completamente, un po’ a causa della mancata esaustività dell’elenco, un po’ perché, in alcuni casi le installazioni, come nel caso di gazebo e pergolati rientrano nell’edilizia libera “purché siano di limitate dimensioni e non stabilmente infisse al suolo”.
Quali sono le limitate dimensioni e cosa significa non stabilmente infisso al suolo? La norma, purtroppo, non lo dice lasciando campo libero a dubbi interpretativi.

La risposta dalla giurisprudenza

Il TAR Toscana con la sentenza 556/2018 e il e il TAR Calabria con la sentenza 887/2018, hanno fornito una valida linea guida: gazebo e porticati di grandi dimensioni, o che per le loro caratteristiche non possono definirsi opere precarie, necessitano del permesso di costruire per l’installazione.

Tra le installazioni non definite nel glossario, ma sempre più diffuse e con caratteristiche molto diverse a seconda della tipologia, particolare rilievo assumono le pergotende

In difetto di normativa specifica, si dovrà pertanto far riferimento alla caratteristiche della struttura se volte a soddisfare esigenze stabili, durature nel tempo ovvero alla temporanee; così una installazione ancorché ancorata al suolo ma unicamente destinata al sostegno di un elemento di arredo consistente in una tenda retrattile, non essendo, evidentemente, realizzata per un utilizzo continuativo non necessita di titolo abilitativo per la posa in opera. Al contrario, quando la struttura presenta elementi che ne fanno escludere la precarietà dell’utilizzo, quali tamponature laterali e/o vetri fissi (timpani), da cui se ne deduce un utilizzo continuativo e la rendono non più mero elemento di supporto di una tenda, ma piuttosto la componente portante di un manufatto, occorre il titolo edilizio.

L’opera precaria

In tal senso già il Consiglio di Stato nel 2016 : “La Sezione evidenzia preliminarmente che la questione relativa alla non necessità del previo titolo abilitativo non può essere risolta sulla base della pretesa precarietà delle opere, fondata, a dire dell’appellante, sulla amovibilità delle strutture. Si osserva, infatti, che dall’articolo 3, comma 1, lett. e.5 del Testo Unico dell’Edilizia è possibile trarre una nozione di “opera precaria”, la quale è fondata non sulle caratteristiche dei materiali utilizzati né sulle modalità di ancoraggio delle stesse al suolo quanto piuttosto sulle esigenze (di natura stabile o temporanea) che esse siano dirette a soddisfare. (…) Orbene, osserva la Sezione, conformemente ai principi in precedenza esposti, che la presenza, quali elementi di chiusura, di lastre di vetro determina il venir meno del richiamato carattere di mera struttura di sostegno di tende retrattili.(…) Sicché il manufatto in questo caso costituisce “nuova costruzione”, risultando idoneo a determinare una trasformazione urbanistico ed edilizia del territorio. Né in contrario riveste rilievo la circostanza che le suddette lastre di vetro siano installate “a pacchetto” e, dunque, apribili, considerandosi che la possibilità di apertura attribuisce a tale sistema la stessa portata e consistenza di una finestra o di un balcone, ma non modifica la natura del manufatto che, una volta chiuso, è vera e propria opera edilizia, come tale soggetta al rilascio del previo titolo abilitativo.”

Fonte: diritto.it di Vania Calce

28/09/2018