Due coniugi si separano dopo aver comprato casa e aver acceso un mutuo su di essa. Poi, dopo qualche anno e in presenza di figli minori, decidono di separarsi. La casa familiare viene data alla moglie che la abita insieme ai figli in forza di un provvedimento di assegnazione regolarmente trascritto ai registri immobiliari. La moglie potrebbe anche non essere direttamente proprietaria dell’immobile, ma in presenza di figli si costituisce un diritto di abitazione che la difenderà da successive azioni di pignoramento e di espropriazione.

Da quel momento il marito non dispone più dell’immobile e l’assegnazione della casa è opponibile ai terzi acquirenti che acquistassero direttamente da lui. Se però il marito decidesse di non pagare più le rate del mutuo acceso al momento dell’acquisto, la banca potrà procedere con l’azione esecutiva in forza dell’ipoteca accesa precedentemente alla separazione.

In merito c’era incertezza sul diritto dell’istituto bancario a procedere, perché secondo alcuni faceva fede la data del pignoramento che, se anteriore alla trascrizione dell’assegnazione, non dava il diritto a procedere con l’azione esecutiva.

La Cassazione con sentenza 7776 del 20/4/2016 ribadisce invece che l’ipoteca, se anteriore, prevale sull’assegnazione della casa familiare. L’immobile può essere oggetto di procedura esecutiva e ceduto come “libero”. Il marito sarà perseguibile per violazione di assistenza materiale, reato che comprende anche il mancato pagamento delle rate di mutuo.

Fonte: Redazione