Cassazione Civile, sez. VI-T, ordinanza 23/06/2017 n° 15668

Tra i vari requisiti per poter fruire dell’agevolazione “prima casa” sull’acquisto del box auto, anche separatamente rispetto all’atto di acquisto dell’abitazione, vi è quello della pertinenzialità rispetto all’abitazione “prima casa”.

In effetti, il comma 3 della nota II- bis all’art. 1 della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. 131/1986 specifica che deve trattarsi di pertinenze dell’immobile acquistato come “prima casa” e che le stesse, infatti, devono essere poste a suo servizio, stabilendo, peraltro, il limite di una pertinenza per ciascuna delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7.

A chiarire la nozione di pertinenza e, di conseguenza, dirimere il contrasto sull’applicazione dell’esenzione IMU anche ai garages non attigui all’abitazione principale, è intervenuta la Suprema Corte con una recente ordinanza n. 15668 del 23 giugno 2017.

Secondo il Supremo Consesso, non può essere riconosciuta l’esenzione IMU per il garage se la distanza dall’abitazione principale è tale che il vincolo pertinenziale può essere rimosso “ secondo la convenienza del contribuente, senza necessità di radicali trasformazioni per una diversa destinazione”; tutto ciò sarebbe in contrasto con il principio di capacità contributiva.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, in questi casi manca “il requisito della contiguità spaziale” (v. anche Cass. nn. 12855/2011; 4599/2006, 24104/09, 12893/02).

Peraltro, non risulta neppure “l’esistenza di quel vincolo cartolare di contestuale destinazione al servizio dell’abitazione al momento del separato acquisto del garage”.

Nella pronuncia viene richiamata la tesi sostenuta per le aree edificabili che sono pertinenze dei fabbricati, secondo la quale l’esclusione della loro autonoma tassabilità si fonda “sull’accertamento rigoroso dei presupposti di cui all’art.817 c.c. desumibili da concreti segni esteriori dimostrativi della volontà del titolare , consistenti nel fatto oggettivo che il fatto sia effettivamente posto , da parte del proprietario del fabbricato principale, a servizio(o ornamento) del fabbricato medesimo e che non sia possibile una diversa destinazione senza radicale trasformazione…”.

Occorre mettere in evidenza che la Suprema Corte (ordinanza n. 8017720179) ha affermato che per fruire dell’esenzione IMU sia fondamentale anche il corretto inquadramento dell’immobile; al riguardo, non spetta l’esenzione ICI o IMU se l’immobile destinato ad abitazione principale è inquadrato catastalmente come ufficio o studio.

La classificazione catastale è decisiva ai fini del riconoscimento delle agevolazioni fiscali, ma la stessa regola non può valere per le pertinenze.

Per la giurisprudenza di legittimità, “ai fini del trattamento esonerativo rileva l’oggettiva classificazione catastale dell’immobile, per cui l’immobile iscritto come “ufficio-studio”, con l’attribuzione della relativa categoria(A10), è soggetto all’imposta …”.

Qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, è onere del contribuente che pretenda l’esenzione impugnare il declassamento.

Fonte: Altalex di Avv. Maurizio Villani

08/12/2017