Polizze assicurative a protezione del finanziamento più chiare, meglio profilate sul cliente e in molti casi (ma non sempre) più economiche. Sono le novità a cui dovrebbe trovarsi di fronte chi chiederà un mutuo a partire dal prossimo anno . Dopo diversi interventi negli anni scorsi, a fine agosto è arrivata una lettera ufficiale dell’Ivass (di vigilanza sulle assicurazioni), che porta anche la firma di Bankitalia, e che dunque coinvolge pienamente gli istituti di credito e gli intermediari finanziari, in qualità di distributori.
«Si tratta di un invito all’industria, non di un regolamento», spiega Michele Siri, ‎professore di diritto delle assicurazioni e del mercato finanziario all’Università degli Studi di Genova. Quindi è un testo che non contiene obblighi. «Ma attenzione a sottovalutarne l’impatto. È uno strumento che salvaguarda la concorrenza e la libertà delle imprese – aggiunge il docente – ma si indirizza direttamente ai consigli di amministrazione delle compagnie e delle banche. Pone le imprese davanti a rischi reputazionali e, comunque, anche sanzionatori in caso di inadeguatezza dei processi di commercializzazione e di liquidazione». C’è da aspettarsi, insomma, che il mercato si adegui. Qualche passo era già stato fatto con l’accordo del 2013 siglato tra Abi-Assofin e associazioni dei consumatori, come ad esempio l’allungamento a 60 giorni del diritto di recesso.
Ma questa iniziativa interviene su molti altri aspetti.Oggi la maggior parte di queste polizze viene venduta con una formula “a pacchetto”, che mescola garanzie di rami diversi (vita, danni, malattia eccetera). Talvolta però vengono sottoscritte da clienti, come pensionati o professionisti, che potrebbero non beneficiare mai di alcune prestazioni, come ad esempio la perdita d’impiego, generalmente prestata solo ai dipendenti privati.

Le authority invitano allora a rivedere i prodotti per consentire di scegliere, fra le diverse garanzie, solo quelle effettivamente utili. E c’è di più. Perché il testo chiede di rimediare anche nei confronti di chi è già assicurato, riequilibrando i contenuti delle garanzie ed eventualmente disponendo un rimborso. Sul fronte dei costi – spesso elevati perché addirittura il 50% del prezzo se ne va in provvigioni anticipate al distributore – è intervenuto il recente Ddl concorrenza, prossimo all’approvazione, che imporrà nel preventivo di specificare la quota di provvigione (in realtà questa indicazione è già contenuta nella maggior parte dei fogli informativi), così che il cliente possa andare in cerca di alternative migliori. «Quanto agli effetti della missiva Ivass-Bankitalia sui prezzi – spiega ancora Siri – il nuovo modello basato su garanzie scelte una ad una creerà prezzi più diversificati e meno omogenei rispetto a oggi.
Alcuni potrebbero risparmiare; per altri, invece, il costo sarà probabilmente più alto, specie per la perdita di impiego, che in questi anni di crisi ha salvato il patrimonio di molti lavoratori dipendenti». Un altro problema riguarda il frequente rifiuto dei rimborsi all’insorgenza di problemi di salute, perché le assicurazioni fanno valere le reticenze sulle malattie pregresse. Le imprese dovranno sostituire la dichiarazione di Buono stato di salute, utilizzata oggi, con un questionario più dettagliato. Sotto la lente finiscono anche i periodi di carenza, spesso troppo lunghi, e il fatto che il numero di rate garantite dalla polizza è talvolta inferiore rispetto alla durata del finanziamento.
In più, banche e intermediari dovranno fornire fascicoli informativi e prospetto dei costi chiaramente distinti, uno riguardante il mutuo e l’altro per l’assicurazione facoltativa.

di Adriano Lovera
Fonte: Casa sole 24 ore 17/09/2015