I parametri per valutare i possibili danni provocati dalle modifiche

L’approfondimento di questa settimana è dedicato al significato di decoro architettonico. La riforma del diritto condominiale sottolinea l’importanza di questo concetto, ma senza dare alcuna definizione. Il significato viene chiarito dalla giurisprudenza che in più occasioni ha fatto riferimento a tale nozione per stabilire se un intervento di un condomino sia ammissibile o meno.

Decoro architettonico
Per la giurisprudenza il decoro architettonico indica “l’estetica costituita dall’insieme delle linee e delle strutture che connotano il fabbricato e gli imprimono una determinata armonica fisionomia.” Si tratta di un parametro che deve essere valutato tenendo conto delle caratteristiche specifiche dell’edificio e avendo ben presenti le opere da realizzare in concreto. Per valutare la sussistenza della violazione del decoro architettonico occorre esaminare: l’esistenza della molestia o turbativa, la diminuzione del valore delle parti comuni dell’edificio a seguito dell’intervento, il grado di utilità degli interventi realizzati.

Utilizzo delle parti comuni
Le parti comuni di un edificio possono consistere in beni che, per loro natura, sono di solito utilizzati da tutti (come ad esempio il cortile o l’androne condominiale, per modificare l’uso dei quali è necessario il consenso dell’unanimità degli interessati) ed in beni che, pur essendo comuni, possono essere oggetto di utilizzazione distinta da parte dei singoli (come ad esempio muri e tetti). Gli interventi sono ammessi purché non compromettano la stabilità e la sicurezza del fabbricato e non alterino il decoro architettonico, né vietino o diminuiscano il godimento delle parti comuni per nessuno dei condomini. Le sostituzioni di materiale logorato nel tempo o comunque i lavori di sola manutenzione che non alterino la struttura o la precedente destinazione del bene, rientrano nel contenuto degli atti di ordinaria amministrazione.

Violazione eccepita dal condomino, non da terzi
La violazione del decoro architettonico può essere eccepita da qualsiasi condomino, ma non da terzi estranei. Non viene in rilievo il concetto di decoro architettonico qualora il comportamento ritenuto pregiudizievole non sia diretto a realizzare un manufatto durevole considerato inammissibile, ma riguardi solamente oggetti facilmente rimovibili. In queste ipotesi, il comportamento del condomino maleducato può essere sanzionato senza necessariamente richiamare il concetto di decoro architettonico.

Veranda da demolire
In una recente sentenza (Cassazione, sez. civile II, n. 2109 depositata il 5 febbraio 2015) è stato deciso che la veranda adibita a camera da letto e costruita su una porzione di terrazzo posto al piano attico di un condominio va demolita, qualora arrechi un danno al decoro architettonico dell’edificio. Nella causa, il condominio aveva richiesto la demolizione, in virtù di una violazione del regolamento condominiale per lesione al decoro architettonico del fabbricato. La questione è interessante per quanto riguarda il confronto delle due tesi opposte: da una parte, la perizia della proprietaria della veranda diretta ad escludere la lesione del decoro architettonica, dall’altra le fotografie prodotte dal condominio per dimostrare l’inammissibilità del manufatto. In conclusione, la Suprema Corte esclude la possibilità di misure meno radicali rispetto alla demolizione, ritenendo quest’ultima il solo rimedio necessario.

di Giuseppe Spoto
Fonte: Messaggero Casa 22/02/2015