Ricorso al giudice di pace per ottenere l’indennizzo. La normativa.

È possibile impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni che provengono dal vicino, se superano la normale tollerabilità, tenendo conto della condizione dei luoghi. Il giudice deve però contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà, nonché la priorità di un determinato uso. In caso di immissioni intollerabili, ciascun condomino può sollecitare l’amministratore a farsi parte attiva per intervenire.

Immissioni e condominio
Il condomino è obbligato a eliminare le immissioni rumorose quando superano la normale tollerabilità. Per provare il grado di rumori insopportabili può essere disposta una perizia fonometrica, fermo restando la possibilità di un intervento in via equitativa. La questione del contemperamento tra interessi proprietari e interessi industriali è rimessa al giudice che dovrà valutare l’esigenza della produzione con quella della proprietà, così, un’attività produttiva rilevante può giustificare immissioni altrimenti intollerabili. Quando le immissioni eccedono la normale tollerabilità, il condomino danneggiato può informare l’amministratore e chiedere che intervenga per porvi fine. Qualora le immissioni continuino, il danneggiato potrà ricorrere al giudice di pace per ottenere un indennizzo. Le immissioni provenienti dall’impresa incaricata di ristrutturare l’immobile del vicino non possono dar luogo al risarcimento del danno, se si tratta di meri fastidi transitori superabili una volta ultimati i lavori.

Rumori e riposo
Esistono immissioni da considerare vietate, ancorché rientranti nei criteri di normale tollerabilità, come ad esempio i rumori in orari di riposo vietati. In caso di locazione, se le immissioni provengono da un bene di proprietà esclusiva del conduttore che quest’ultimo ha portato nell’immobile locato, sarà il conduttore a doverne rispondere, mentre se le immissioni derivano da difetti strutturali dell’immobile, ne risponderà il locatore.

Misure urgenti
Le immissioni intollerabili sono suscettibili di essere vietate dal giudice con provvedimento di urgenza. Il regolamento condominiale di natura contrattuale può prevedere disposizioni più restrittive in materia di immissioni rispetto a quelle introdotte dalla legge. Ai fini della liquidazione dell’indennità si ricorrere al meccanismo definito come franchigia e non va compensato per intero il danno arrecato dalle immissioni, ma soltanto quello derivante dal superamento dal tasso di tollerabilità. Se il fastidio arrecato entro un certo limite è accettabile, allora si dovrà valutare non quello procurato dall’attività di disturbo in quanto tale, ma quello derivante dal superamento della soglia di tollerabilità. Di fronte all’immissione intollerabile non autorizzata, al proprietario sono riconosciuti due strumenti: la tutela inibitoria e quella risarcitoria.

Tutele
L’azione inibitoria è imprescrittibile, mentre quella risarcitoria è soggetta a un termine di prescrizione pari a cinque anni. L’idea della normale tollerabilità dipende dai luoghi: per esempio, ciò che è inammissibile in una zona periferica potrebbe essere insopportabile dove ci sono abitazioni e negozi. Per valutare la normale tollerabilità dobbiamo considerare attentamente i rapporti all’interno del condominio e la destinazione assegnata all’edificio dalle disposizioni urbanistiche o, in mancanza, dai proprietari.

di Giuseppe Spoto
Fonte: Messaggero casa 10/11/2014