Le spese che si possono scaricare 

Nel preparare il vostro modello 730 certamente non dimenticate di portare al Caf o al professionista le diverse spese detraibili o deducibili: quelle che potrebbero dare sollievo alle vostre tasche e magari tradursi in un significativo rimborso..

Detraibili o deducibili
Chi ha detto che il fisco è insensibile ai lamenti del contribuenti, potrebbe in parte ricredersi: scorrendo infatti le istruzioni del quadro del modello 730, si trovano molte voci di spesa guardate con particolare favore dall’amministrazione finanziaria e perciò agevolate. Prima di cominciare una veloce disamina delle spese più importanti, sgombriamo il campo dagli equivoci. Le spese detraibili sono quelle sulle quali si calcola una detrazione con l’aliquota stabilita dal fisco (ad esempio 19% per gli interessi sul mutuo per acquisto dell’abitazione principale o il 50% per i lavori di recupero del patrimonio edilizio) e poi si sottrae il risultato dall’imposta lorda. Ad esempio con 1000 euro di imposta lorda e 2000 euro di interessi sul mutuo: 2000 x 19% = 380; 1000 – 380 = 620 imposta netta. Viceversa le spese deducibili vanno a diminuire il reddito imponibile su cui si calcola l’imposta lorda del contribuente. Ad ogni modo, anche se cambiano le modalità di calcolo, sia le spese detraibili che quelle deducibili consentono alla fine di risparmiare sulle imposte dovute.

Interessi sul mutuo
Partiamo con una delle voci maggiormente presenti nel 730. Infatti per acquistare le mura domestiche molte volte si ricorre all’aiuto di un mutuo bancario. In estate, però, qualcosa torna finalmente indietro nelle tasche dei contribuenti: nel 730/2014 ad esempio sarà possibile ridurre il conto da versare al fisco, riportando nella riga E7 fino a 4.000 euro di interessi sui mutui per l’abitazione principale. Su questi, chi presta l’assistenza fiscale, calcolerà poi la detrazione del 19% per un eventuale rimborso massimo di 760 euro, che avverrà direttamente in busta paga o sul rateo della pensione.

Per i mutui finalizzati all’acquisto dell’abitazione principale, le regole da rispettare per detrarre gli interessi sono molte. Innanzitutto vanno indicati gli interessi passivi gli oneri accessori e le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati nel 2013 per i mutui ipotecari, a prescindere dalla scadenza della rata. Per i mutui stipulati prima del ‘93, lo “sconto” spetta su un importo massimo di 4.000 euro per ciascun intestatario, a patto che abbiate adibito l’immobile ad abitazione principale alla data dell’8/12/93 e che, negli anni successivi, non abbiate variato l’abitazione principale per motivi diversi da quelli di lavoro. Se nel corso del 2013 l’immobile non è stato più utilizzato come abitazione principale per motivi diversi da quelli di lavoro, a partire dallo stesso anno, potete usufruire della detrazione del 19% su un importo massimo di 2.065,83 euro per ciascun intestatario del mutuo.

Mutui dopo il 1993
Viceversa, per i mutui stipulati dopo il 1° gennaio 1993, se il mutuo è intestato a più persone (oppure in caso di più mutui relativi all’acquisto dello stesso immobile), il limite si riferisce al totale degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione pagati complessivamente nell’anno. Ad esempio, marito e moglie comproprietari dell’abitazione principale e cointestatari in parti uguali del relativo mutuo, possono indicare nella riga E7 al massimo 2.000 euro ciascuno. Se il mutuo è cointestato con il coniuge, ma uno dei due è fiscalmente a carico dell’altro, lo sconto spetta a quest’ultimo per entrambe le quote di interessi passivi. La detrazione d’imposta si può sfruttare anche se l’appartamento costituisce l’abitazione principale di un familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo) dell’acquirente (intestatario del contratto di mutuo). Bonus garantito anche quando il mutuo è stato stipulato per acquistare un’ulteriore quota di proprietà dell’immobile. Semplificando un po’, per i mutui stipulati dal 1° gennaio 2001, per usufruire della detrazione l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto e questo deve essere avvenuto l’anno precedente o successivo alla data di stipula del mutuo.

E se divorziate..
In caso di separazione legale con abbandono (si fa per dire) della casa da parte del proprietario dell’immobile, anche il coniuge separato rientra ancora tra i familiari fino a quando non interviene l’annotazione della sentenza di divorzio e, quindi, si può continuare a sfruttare la detrazione degli interessi. In caso di divorzio, invece, il coniuge che ha lasciato l’appartamento e trasferito altrove la propria dimora abituale può detrarre gli interessi passivi solo se nell’appartamento continuino a vivere i figli o altri familiari (l’ex coniuge non è più un familiare).

Riduciamo la quota
Se l’importo del mutuo supera il costo di acquisizione dell’immobile (comprese le spese notarili, le imposte e gli altri oneri accessori relativi all’acquisto) gli interessi da detrarre vanno calcolati con la seguente formula: costo di acquisizione dell’immobile X interessi pagati nel 2013 /capitale dato in mutuo.

Nuovi codici per gli altri tipi di mutui 
Quest’anno le spese per i mutui diversi da quelli stipulati per l’acquisto dell’abitazione principale si indicano nelle righe da E8 aE11, con un codice a parte: “8” per i mutui ipotecari stipulati prima del ’93 su immobili diversi da quelli utilizzati come abitazione principale (ad esempio, la casa al mare o un negozio); “9” per i mutui (anche non ipotecari) stipulati nel 1997, per effettuare interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione degli edifici; “10” per i mutui ipotecari stipulati a partire dal 1998, per la costruzione e la ristrutturazione edilizia dell’abitazione principale; “11” per i prestiti e mutui agrari di ogni specie.

di Alberto Martinelli ed Enrico Rabitti
Fonte: Messaggero Case 19/04/2014