Può capitare che una moglie, pur essendo in comunione dei beni con il marito, non riesca a ottenere metà della casa perché, alla vigilia della separazione, il marito vende l’immobile a un prestanome, nascondendosi dietro questi. Per sventare l’imbroglio occorre avere prove certe. Ancora: se marito e moglie sono comproprietari dell’immobile e il rogito salta, chi voleva comprare la casa deve citare in giudizio anche la signora che non partecipò al preliminare, altrimenti la sentenza è nulla. Lo stabilisce la Cassazione con le sentenze 21112/13 e 18864/13, emesse dalla seconda sezione civile.

Uomo di paglia

Cominciamo dalla prima. Deve rassegnarsi, la signora: non risulta documentato che il venditore si sia accordato con il marito ben sapendo che l’acquirente sulla carta fosse solo uno specchietto per le allodole. Il bello è che il prestanome, poco dopo aver formalmente comprato la casa, concede sull’immobile un’ipoteca a garanzia di un finanziamento proprio in favore del marito della donna. Non si capisce perché, osservano però i giudici, il venditore dovrebbe dire il falso negando di sapere che il denaro per la compravendita appartenesse a una persona diversa rispetto a quella che materialmente ha firmato il rogito davanti al notaio. Il tutto mentre fra i coniugi pende la causa di separazione e il marito ha tutto l’interesse a non cointestare il cespite alla moglie.

Scelta discrezionale

È vero: chi ha ceduto l’immobile si sottrae all’interrogatorio formale, ma questo è solo un indizio a favore della donna. La quale continua invano a sostenere che l’appartamento sia stato pagato per metà con soldi suoi. Spetta al giudice ammettere o no i testimoni e in questo caso la risposta è “no”, evidentemente perché non ritenuti decisivi: la simulazione del contratto può essere riconosciuta soltanto se il venditore è in combutta con la testa di legno e il vero compratore.

Presenza necessaria

Passiamo alla seconda sentenza. La causa giunta alla Suprema corte ricomincia addirittura dal primo grado di giudizio: la presenza della signora in regime di comunione legale col marito era indispensabile in Tribunale perché la sentenza incide sul suo diritto di comproprietà dell’immobile, nonostante non partecipò al contratto preliminare. Diverso il caso in cui si litiga sulla validità del contratto.

Fonte: Messaggero Casa  21/11/2013