La tendenza «secolare» al ribasso dei tassi di interesse è destinata a concludersi a breve, anzi è già finita. A forza di sentir ripetere dagli analisti e qualche volta pure dai banchieri centrali questa sorta di «mantra», i risparmiatori iniziano a preoccuparsi per il proprio mutuo o per quello che con difficoltà stanno cercando di ottenere. Il riflesso dei nuovi scenari si farà chiaramente sentire anche sul mondo del credito, ma con gradualità e in modo differenziato.

La prudenza della Bce
Chi ha stipulato un finanziamento a tasso variabile già da tempo si è reso conto che le rate si sono drasticamente ridotte, di pari passo ai valori del parametro Euribor quasi azzerato dalla politica estremamente accomodante della Banca centrale europea. Che dai livelli attuali (0,117% per il tasso a 1 mese, 0,225% per il 3 mesi) si possa soltanto risalire è evidente a tutti. Ma deve essere anche altrettanto chiaro che l’atteggiamento prudente di Francoforte garantirà ancora una lunga tregua sui tassi a breve e quindi anche alla gran parte delle famiglie italiane.
Gli operatori di mercato si attendono un Euribor a 3 mesi in crescita fino allo 0,3% (quindi pochi centesimi) da qui a dicembre e successivamente un ulteriore allungo per toccare l’1% a fine 2015 e il 2% non prima di 4 anni. Si tratta di previsioni basate sugli scenari attuali e dunque suscettibili di modifiche, ma ipotizzare a breve scenari simili a quelli del 2008 (con tassi «impazziti» oltre il 5%) appare del tutto irragionevole. L’impatto potenziale sulle rate di chi un mutuo lo ha già sarà in fin dei conti piuttosto modesto, stimabile al massimo in qualche decina di euro al mese.

Lo «zoccolo duro» sullo spread
Chi invece è a caccia di un nuovo finanziamento non può avere le stesse certezze: per lui già accedere al credito è un problema e il parametro più evidente per spiegare tutte le difficoltà, cioè lo «spread» bancario, non è destinato a scendere tanto facilmente nonostante l’auspicato ritorno della ripresa economica. Le ultime indicazioni evidenziano che, dopo l’impennata dovuta alla crisi finanziaria che li ha fatti triplicare, i ricarichi praticati dalle banche italiane si sono sì ridotti, ma faticano a tornare sotto allo «zoccolo duro» del 3 per cento.
Nel corso dell’anno sono aumentati gli istituti di credito che praticano condizioni più favorevoli, ma è ancora presto per vedere un miglioramento allargato a tutti e anche il mese di settembre, tradizionalmente prodigo di nuove offerte, difficilmente porterà aria di novità. «Nonostante il calo delle tensioni sui mercati, diverse banche italiane faticano ancora a fare funding a lungo termine a costi contenuti ed è improbabile attendersi una significativa riduzione degli spread, che comunque rispetto a un anno fa sono scesi notevolmente», conferma Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.it. Senza contare che le incertezze provocate dall’attuale fase politica potrebbero, come in passato, creare nuove tensioni e a loro volta ripercuotersi sulla capacità delle banche di concedere prestiti.
La sicurezza costa sempre di più Risparmiare non è però impossibile, perché la forbice tra le proposte delle varie banche è ancora molto significativa: il confronto fra le varie offerte dovrà quindi essere di questi tempi ancora più accurato. Più complicato sarà invece il compito per chi va alla ricerca del tasso fisso, visto che la tendenza al rialzo dei Bund tedeschi ha finito per risollevare anche l’asticella dei tassi Irs, parametri di base per calcolare gli interessi di tali prodotti: se a questo aumento medio di quasi 40 centesimi si aggiunge anche la mancata riduzione degli spread bancari si comprende come la scelta della «rata tranquilla» rischi di diventare sempre più costosa e meno abbordabile.

di Maximilian Cellino
fonte: Sole 24 Ore 28/08/2013