Da agosto allegato a locazioni e vendite, pena la nullità

Con il decreto legge numero 63 del 2013, entrato in vigore lo scorso 6 giugno, è stata introdotta la nuova certificazione energetica degli edifici, l’APE (attestazione di prestazione energetica), che ha sostituito l’ACE (attestazione di certificazione energetica). Il decreto apre la via a nuovi metodi per il calcolo delle prestazioni energetiche, recependo definitivamente la direttiva europea 31/2010.

APE che cos’è, a chi serve e quanto dura?
L’APE, attestazione di prestazione energetica, certifica la prestazione energetica di un edificio utilizzando determinati criteri di calcolo e serve a migliorare l’efficienza energetica. “In poche parole – ci spiega Rita Sabelli, consulente dell’Aduc, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (www.aduc.it) – è la fotografia dei consumi energetici di una casa. È una certificazione che attesta questo tipo di consumi. Per essere più chiari, è per gli edifici quello che per gli elettrodomestici chiamiamo classe energetica”. La normativa tecnica in conformità con la nuova direttiva europea, però, non è stata ancora prodotta. Ci troviamo quindi in un regime transitorio che sta creando non pochi dubbi sulle procedure da seguire. L’attestazione va rilasciata per gli edifici nuovi e nei casi di ristrutturazione importante (interventi di ogni tipo, dalla manutenzione ordinaria al risanamento conservativo, che riguardano almeno il 25% della superficie dell’involucro dell’intero edificio, comprensivo di tutte le unità immobiliari che lo compongono, come, ad esempio, il rifacimento delle pareti esterne o del tetto). Inoltre, deve essere prodotta in tutti i casi in cui l’immobile venga ceduto a terzi per affitto, vendita o altro trasferimento di diritto reale su di esso (usufrutto, uso, abitazione), anche a titolo gratuito. L’APE dura dieci anni e deve essere aggiornato ad ogni intervento di ristrutturazione o riqualificazione che modifichi la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare.

Che fine fa l’ACE?
“Un attestato di certificazione energetica invece che un attestato di prestazione energetica, redatto in tempi precedenti rispetto all’entrata in vigore della normativa che istituisce l’APE, ugualmente è funzionale e ugualmente può essere allegato all’atto di compravendita”, ci spiega Cesare Felice Giuliani, presidente del Consiglio Notarile di Roma. Nel caso in cui sia stato stipulato, prima della nuova legge, un preliminare di vendita con l’allegazione dell’ACE, dunque, quell’ACE potrà essere presentato anche al rogito. “Un esempio per chiarire – ha dichiarato Cesare Giuliani –. Ho stipulato nel maggio scorso un preliminare allegando l’ACE e chiudo definitivamente la vendita a dicembre 2013. In questi sette mesi, se non ho toccato l’appartamento è valido l’ACE. Se invece ho posto in essere situazioni tali da creare una modifica al consumo energetico, allora quell’ACE non è più valido e dovrò produrre l’APE”.

A chi rivolgersi?
Nel Decreto del Presidente della Repubblica numero 75 dello scorso 16 aprile 2013 sono indicati i soggetti abilitati alla certificazione e i requisiti professionali richiesti. Vediamo, in sintesi, a chi rivolgersi. I tecnici abilitati; gli Enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico operanti nel settore dell’energia e dell’edilizia che esercitano l’attività con un tecnico, o con un gruppo di tecnici abilitati, in organico; gli organismi pubblici e privati qualificati a effettuare attività di ispezione nel settore delle costruzioni edili, opere di ingegneria civile in generale e impiantistica connessa, accreditati presso l’Organismo nazionale italiano di accreditamento o altro soggetto equivalente in ambito europeo; le società di servizi energetici (ESCO) che operano conformemente alle direttive europee di riferimento.

I costi e le sanzioni
Seguendo la casistica, il prezzo di un attestato di prestazione energetica, per un appartamento, può variare in media tra i 150 euro e i 300 euro, anche a seconda della città. Il consiglio è di chiedere un preventivo che comprenda l’IVA e tutti i costi aggiuntivi e non fidarsi di prezzi troppo bassi. “Le sanzioni – dichiara Rita Sabelli –, se manca l’APE laddove previsto, sono molto alte. Nel caso di compravendita, ad esempio, vanno da 3.000 a 18.000 euro. In caso di locazione, da 300 a 1.800 euro. E sono a carico del proprietario, ovviamente, venditore o locatore”.

di Giorgio Sbordoni
fonte: Messaggero Casa Domenica 13/10/2013