Ricordiamo in primo luogo che cos’è un comodato d’uso: il comodato d’uso è quel contratto con il quale una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta ed è essenzialmente gratuito. I contratti di comodato di beni immobili sono soggetti, all’imposta di registro.

La registrazione di tali contratti, non obbligatoria ma fortemente consigliata, deve avvenire entro venti giorni dalla loro stipula.

Negli anni passati, ma ancora oggi, il C.d.u. veniva usato dal nucleo familiare che avendo due abitazioni, concedeva al figlio o al genitore la possibilità di abitare il secondo immobile considerando entrambi abitazioni principali con la conseguente esenzione dall’ imposizione fiscale (ICI).

Adesso con il decreto Salva-Italia, una interpretazione più restrittiva del criterio di individuazione della prima casa fa si che l’IMU sia dovuta su entrambe le abitazioni e sulla seconda (considerata alla stregua di una seconda casa) sia dovuta l’aliquota più alta (della seconda casa appunto).

Per evitarla il proprietario dovrebbe cedere il diritto d’uso dell’immobile al figlio che lo utilizza in comodato. In tal modo, la tassazione passa al titolare del diritto, in questo caso al figlio, che a sua volta potrà applicare le aliquote IMU agevolate se è residente nell’immobile.
La cessione dei diritti comporta delle spese, come quelle del notaio ed il pagamento delle imposte, ma costa meno rispetto alla cessione a titolo oneroso.