Nel caso di interventi di ristrutturazione sulle parti comuni di uno stabile nel quale una stessa persona è proprietaria di più case, l’importo da portare in detrazione è la somma delle quote spettanti per ogni unità immobiliare. Il tetto massimo di spesa su cui calcolare il beneficio è di 48mila euro per abitazione.

La richiesta di una contribuente, che possiede in quota percentuale più appartamenti situati nello stesso stabile, consente all’agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 19/E del 25 gennaio, di chiarire la particolarità di un caso interessante.

Teniamo conto che per i lavori di ristrutturazione di un’unità abitativa è possibile godere della detrazione del 36% del costo sostenuto, fino a un importo m assimo dello stesso di 48mila euro, e che con il decreto Visco-Bersani (Dl 223/2006) tale limite va riferito a ogni immobile e non più, come prima, al singolo contribuente. Le spese sostenute per i lavori condominiali, inoltre, come chiarito dalla risoluzione n. 206/2007, “essendo oggetto di un’autonoma previsione agevolativa devono essere considerate in modo autonomo“.
Ci troveremo perciò un tetto massimo per le spese relative a ogni singolo appartamento e uno per ogni quota spettante per la manutenzione delle parti comuni, ordinaria e straordinaria.
Naturalmente, la quota da portare in detrazione per ciascun immobile va rapportata alla percentuale di possesso di ogni proprietario fino al raggiungimento del limite imposto dalla norma.

fonte:fisco oggi