Nuova pronuncia della Cassazione sul rapporto esistente tra l’azione ex art. 1669 c.c. e l’azione ex art. 2043 c.c. Con la sentenza n. 8520 del 12 aprile 2006 la Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità per rovina e difetti di cose immobili prevista dall’art. 1669 C.c., nonostante sia collocata nell’ambito del contratto di appalto, configura un’ipotesi di responsabilità extracontrattuale.

La ragione della natura extracontrattuale della responsabilità in oggetto, viene ricondotta dalla Corte alla violazione di regole primarie di ordine pubblico, stabilite per garantire l’interesse alla sicurezza dell’attività edificatoria, e, quindi, la conservazione e la funzionalità degli edifici, onde preservare la sicurezza e l’incolumità delle persone – vedi Cass. Civ., n. 1748 del 2005; n. 1748 del 2000; n. 81 del 2000; n. 338 del 1999; n. 12106 del 1998. Considerata la natura extracontrattuale dell’art. 1669 C.c., con la pronuncia in epigrafe, la Corte di Cassazione ha ribadito che l’art. 1669 C.c. è da intendersi come norma speciale C.c rispetto alla disposizione contenuta nell’art. 2043 C.c., risultando la seconda applicabile qualora la prima non lo sia in concreto – vedi Cass. Civ. n. 3338, del 1999 secondo cui: “la natura di norma speciale dell’ art. 1669 c.c. rispetto all’art. 2043 c.c. presuppone l’astratta applicabilità delle due norme, onde, una volta che la norma speciale non possa essere in concreto applicata, permane l’applicabilità della norma generale”. L’azione ex art. 2043 C.c. è, dunque, proponibile quando non sia esperibile l’azione ex art. 1669 C.c., perciò anche nel caso di danno prodottosi oltre il decennio dal compimento dell’opera. La Corte, precisa che nell’ipotesi di esperimento dell’azione disciplinata dall’art. 2043 C.c. non opera il regime di presunzione della responsabilità del costruttore, che lo onera di una non agevole prova liberatoria. Pertanto, spetta a colui il quale agisce provare tutti gli elementi richiesti dall’art. 2043 C.c. e, in particolare, la colpa del costruttore.