Quesito:

Un privato cittadino costruisce una “seconda casa” non di lusso e intende procedere in proprio all’acquisto di taluni beni finiti. Considerato che il n. 24) della tabella A, parte II, allegata al D.P.R. n. 633/1972, nel prevedere l’aliquota del 4%per le forniture di beni finiti destinati alla realizzazione di costruzioni non di lusso, non richiede la sussistenza dei requisiti “prima casa” e che non esiste, nella parte della tabella, una norma che preveda l’applicazione nel caso in questione dell’aliquota del 10%, è corretto concludere che potrà applicarsi l’aliquota del 4%?

Risposta:

Nel caso proposto è consentito applicare l’aliquota Iva del 4%. Infatti, come già precisato con la C.M. 2.03.1994, n. 1/E, l’aliquota agevolata del 4% si applica in presenza delle seguenti condizioni:

– oggetto della cessione devono essere “beni finiti”, cioè beni che anche successivamente al loro impiego nella costruzione non perdono la loro individualità, pur incorporandosi nell’immobile;

– i beni devono essere utilizzati per la costruzione, anche in economia, di immobili di edilizia abitativa di tipo economico (di cui all’art. 13 della L. .07.1949, n.408);

– l’acquirente rilasci una dichiarazione circa l’utilizzo dei beni stessi.

Non rileva, invece, la circostanza che l’immobile sia adibito o meno a “prima casa”. Al contrario, si applica l’aliquota del 10% se i beni finiti in discorso sono utilizzati per la realizzazione di:

– opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

– immobili od impianti di diversa natura;

– interventi di recupero edilizio.

Si veda, in tal senso, quanto disposto dalla C.M. 19.06.2002, n. 54/E.